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UN FILM DI GUS VAN SANT. FILM D'APERTURA DELLA SEZIONE 'UN CERTAIN REGARD' AL 64. FESTIVAL DI CANNES (2011).
Prezzo biglietto intero: 5.00€
La giovane Annabel Cotton è animata da un eccezionale amore per la vita e la natura, nonostante sia affetta da un cancro che ha drammaticamente segnato il suo destino. Ad un funerale, Annabel conosce Enoch Brae, un coetaneo che dopo la morte dei genitori ha invece perso ogni interesse - a parte frequentare cerimonie funebri - e che come unico amico ha il fantasma di un kamikaze giapponese della II Guerra Mondiale. Il loro incontro sfocerà in una delicata storia d'amore ed Enoch farà di tutto per rendere gli ultimi giorni di Annabel tanto intensi da esorcizzare la morte e cercare di sconfiggerne l'amaro destino.
si ringrazia www.iovadoalcinema.it
"Chi non 'bara' è (...) Gus Van Sant, il cui 'Restless' ha inaugurato (con scroscianti applausi finali) la sezione 'Un certain regard'. L'idea del film è di Bryce Dallas Howard (e infatti produce la società del padre Ron) e la sceneggiatura di Jason Lew, eppure Van Sant riesce a fare totalmente propria la storia di due adolescenti ossessionati dalla morte. (...) Il tema non potrebbe essere più melodrammatico (ricordate 'Love Story'?) eppure il regista riesce a trasmettere tutta la delicatezza e a volte anche la leggerezza che lo contraddistinguono non per banalizzare un tema così tragico ma piuttosto per raccontare il parallelo percorso di due adolescenti che dovranno scegliere tra la vita e la sua negazione. Grazie anche a due attori, l'esordiente Henry Hopper (figlio di Dennis) e Mia Wasikowska (l'Alice di Tim Burton), decisamente in stato di grazia." (Paolo Mereghetti, 'Il Corriere della Sera', 13 maggio 2011)
"Senza perdere leggerezza né profondità, perché il regista di 'Last Days' e 'Paranoid Park' ha il dono della grazia e riesce a rendere lieve e sognante anche questa love story a tempo determinato. Con tutta la sua bellezza e il suo buonumore, infatti, l'incantevole Annabel ha solo tre mesi di vita. In quei tre mesi Enoch dovrà imparare ad amarla, a perderla, e a fare i conti col dramma familiare che si porta dentro. In un susseguirsi di momenti ironico-macabri e momenti della verità che fra puntate alla morgue, passeggiate al cimitero, notti di Halloween, ma anche immagini dell'atomica su Nagasaki, fanno prendere molto sul serio questo film dal tocco lieve e inconfondibile. Rendendo ancora più commovente la dedica finale a Dennis Hopper, padre del protagonista Henry." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 13 maggio 2011)
"Gus Van Sant, dopo 'Elephant', col quale qui a Cannes vinse
"Ci voleva il più indipendente dei registi americani per prendere a sberle la tranquillità festaiola della Croisette. Quello di Gus Van Sant è uno dei film più «religiosi» (le virgolette sono importantissime) visti negli ultimi anni, una pellicola virilmente cristiana per il piglio con cui dà stoffa alla polpa e all'anima delle cose, soprattutto a quelle ultime. Senza trucco e senza inganno, senza sconti ma con sobria e antica 'pietas', mostra come s'impara a convivere con la morte, la nostra e quella delle persone che amiamo. Se è vero che il dolore è solitudine e chiede condivisione e rispetto, ci vuole coraggio a trasformarlo in un inno alla gioia (di vivere). Sbriciolando le emozioni dentro la pellicola con una leggerezza che per altri registi è puro miraggio, Gus Van Sant ci è riuscito in maniera magistrale. Un'opera bella, onesta, nobile Il suo film si intitola 'Restless' ('Senza riposo') è bello, onesto e nobile e ha inaugurato ieri la sezione collaterale 'Un certain regard', sorta di serie B rispetto al concorso vero e proprio, quello che assegna
"Toccata senza fuga. Perché Gus Van Sant resta nel genio, specie suonando le corde più delicate dell'umano vivere, che include il morire. Congeniale gli è da sempre il territorio dell'adolescenza 'restless', inquieta, qui incarnata nella bizzarria di Enoch e Annabel, due giovani 'ai bordi', e diversamente intimi con la morte. Lui ama frequentare funerali, lei sta 'darwinianamente' organizzando il proprio. Si innamorano ed esplorano la vita piena, dove tutt'attorno appare esangue e terminale. Gli echi romantici esplodono tra Shakespeare e 'Love Story', ma è l'ironia lucida a segnare il passo, mai pienamente ceduto al mélo o all'autocompiacenza del dolore. L'Oltre è già qui. Debutto produttivo di Bryce Dallas Howard, nasce dal soggetto di un suo compagno di college. Il convocato Van Sant lo dirige come fosse proprio, la mano chirurgica è perfetta, la fragilità dei corpi intatta. Interpretazioni memorabili, e
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