Pina

6 Marzo 2012 ore 21

UN FILM DI WIM WENDERS. FUORI CONCORSO AL 61. FESTIVAL DI BERLINO (2011).

Prezzo biglietto intero: 5.00

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In breve

 

Progetto nato dalla collaborazione tra la coreografa Pina Bausch, il regista Wim Wenders e lo stereografo Alain Derobe, in cui vengono proposte in versione 3D alcune celebri performance della direttrice artistica del 'Tanztheater Wuppertal Pina Bausch' che, a partire dal 1973, ha rivoluzionato il linguaggio della danza e le tecniche del balletto portando in scena leggendarie coreografie come quelle proposte nel documentario: "Café Müller", "Sacre du printemps", "Vollmond" e "Kontakthof".

si ringrazia www.iovadoalcinema.it

Il commento di Anna

 

"Pina non c'è più, ma Wim ha catturato il suo sguardo. Quel suo guardarti dentro l'anima a occhi chiusi, da principessa cieca della danza. Sottile, fragile, fortissima. I capelli raccolti in una coda austera, le mani lunghe, immense, come le ali di un angelo. Wenders, che di angeli se ne intende, ne ha colto l'energia, la bellezza struggente. Bausch compare in apertura del film, nel suo teatro-tempio di Wuppertal e in pochi altri momenti. Per il resto è evocata dai suoi spettacoli, dalle testimonianze dei discepoli. Che di lei parlano come di una maga, una che senza dirti nulla ti faceva capire tutto, ti lasciava la massima libertà ma imponeva una ricerca continua. In una ripetizione ossessiva del gesto da trasformare in pensiero, dolore, amore." (Giuseppina Manin, 'Corriere della Sera', 14 Febbraio 2011)

 

"Per Wim Wenders il 3D è l'occasione dell'addio doloroso all'amica Pina Bausch. Dedicato alla coreografa scomparsa nell'estate del 2009, il film è molto di più di un omaggio a una carriera artistica. Attraverso le riprese delle coreografie celebri, con i corpi dei ballerini esaltati dalla tecnica tridimensionale, con la danza descritta nella sua verità di carne e di sangue, Wenders prova a catturare lo spirito dell'artista e a rendere il senso del suo originale insegnamento. Stavolta il 3D emoziona, fino alle lacrime, ma non è questione di tecnica. A far piangere sono l'amore e la bellezza." (Fulvia Caprara, 'La Stampa', 14 febbraio 2011)

 

"Bisogna davvero rendere onore al merito di un regista che potrebbe legittimamente campare sugli allori e che riesce ancora una volta a stupire per il suo inesauribile sperimentalismo. Il suo 'Pina' in 3D, presentato fuori competizione, non è soltanto un omaggio postumo alla grande coreografa Pina Bausch, fondatrice del teatro-danza europeo, scomparsa nel giugno 2009, poco prima che il regista iniziasse a girare. (...) Ne è venuto fuori uno straordinario documentario, ad alta intensità poetica, in cui danza, musica e immagini viaggiano all'unisono in un'armonia pressoché perfetta. Insomma, ci voleva un Wim Wenders per innalzare la tecnologia del tridimensionale al rango dell'opera d'arte. E ci voleva lui per raccontare, con plasticità e ritmo, l'arte della Bausch attraverso qualche immagine di repertorio, le testimonianze dei suoi ballerini-attori, e varie sequenze delle sue più celebri coreografie da 'Cafè Müller' (1978) a 'Kontakthof' (1978), da 'Le Sacre du printemps' (1975) a 'Full Moon' (2006). Le scene del film che risultano più accattivanti sono senz'altro quelle girate all'esterno nel centro e nei dintorni di Wuppertal, la città in cui Wenders aveva ambientato anni fa 'Alice nelle città'." (Gherardo Ugolini, 'L'Unità', 14 febbraio 2011)

 

"Questo magico, bellissimo film di Wim Wenders che porta la danza ad altezza muscolare di cuore e cervello, ci aiuta a rimuovere il lutto per la scomparsa di Pina Bausch, genio del Teatro Danza di Wuppertal e rivoluzionaria innovatrice. Ed ecco, dentro e fuori il palco, brani di spettacoli cult, voci dei danzatori, la pratica di un metodo che va dentro la coscienza del ballerino e riporta a galla, intonso, un seducente mistero il cui rito è il palcoscenico. Per la prima volta il 3D ha senso, abbatte la quarta parete." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 4 novembre 2011)

 

"Il destino, a volte, può essere veramente beffardo. Wim Wenders aveva in mente, da oltre vent'anni, di girare un film con la grande coreografa Pina Bausch. (...) Un giorno, Wenders, dopo aver assistito alla proiezione del film concerto, in 3D, degli U2, ha avuto l'intuizione: 'Con la tridimensione il nostro progetto si può realizzare'. E così, perfezionato il tutto, i due sono passati alla pre-preproduzione. Tutto sembrava filare liscio ma due giorni prima delle prove programmate per le riprese in 3D, Pina Bausch è morta all'improvviso. Davanti al desiderio di Wenders di interrompere un sogno che, a quel punto, non aveva più ragione di essere, ecco che, facendo seguito a diversi appelli di persone che avevano amato Pina, il progetto si è realizzato ma modificato: non più un film 'con' ma per Pina Bausch. Visto il risultato, per fortuna, verrebbe da aggiungere. Il film, infatti, è una gioia per gli occhi, un bellissimo esempio di come il 3D possa veramente fare la differenza se non banalizzato come mero strumento di 'giostra dei divertimenti'. La dimensione spaziale nella quale si proiettano i movimenti di danza, grazie agli occhialini, prende magicamente vita trasferendogli spettatori sulla scena, accanto a quei magnifici ballerini che, con i loro passi, rendono onore al Tanztheater della Bausch, danzando i loro ricordi personali. Anche chi non masticala materia, costretto magari ad accompagnare in sala l'appassionato di turno, non potrà non restare affascinato dalla realizzazione di questo tributo. Tutto molto emozionante: che è poi la mission, spesso fallita, del cinema. Il che, poi, conferisce anche materiale interessante di dibattito sul futuro del 3D, dato per morto, ma, a ben vedere, ancora tutto da scoprire." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 4 novembre 2011)

 

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